“Coraggio… un piccolo soldato di un’armata immensa. I tuoi libri sono armi, la tua classe è il tuo plotone, il campo di battaglia è la terra intera, e la vittoria è la civilizzazione umana” (Libro Cuore).
Così è come De Amicis, l’autore di Cuore, uno dei più importanti manoscritti della letteratura italiana del diciannovesimo secolo, approccia il tema dell’educazione.
Rimuovendo il tono tipicamente patriottico del periodo post-unificazione, De Amicis scrive uno dei concetti più semplici ma al contempo fondamentale che sta alla bae del tema dell’educazione: la civilizzazione umana.
La cultura è uno degli elementi fondamentali dell’identità dell’uomo, motivo per cui l’educazione è riconosciuta come un diritto fondamentale che deve essere garantito a tutti gli individui in maniera universale e inequivocabile.
Il concetto è ancora pi rilevante una volta calato nella società contemporanea, la quale colloca il lavoro al centro del paradigma produzione-consumo. L’articolo 1 della Costituzione italiana afferma che l’Italia è una repubblica democratica, basata sul lavoro, motivo per cui, sebbene con le dovute riserve, è interessante riflettere sul postulato Marxista del lavoro non forzato come mezzo di liberazione.
Il lavoro libero dallo sfruttamento è “la vera libertà”: a prescindere dalla connotazione politica, un’interpretazione socio-economica di questa tesi evidenzia la rilevanza dell’educazione nel mondo contemporaneo (Marx, K., 2005). Se un’educazione solida, derivante da una prospettiva pragmatica, è preliminare all’ottenere un lavoro qualificato, si può dunque ritenere che essa formi le basi dell’indipendenza economica dell’individuo e perciò della sua libertà personale.
La storia dell’educazione in Italia
Da questo punto di vista, diventa più evidente quanto l’educazione costituisca il centro fondamentale attorno il quale la civilizzazione umana si è sviluppata per secoli.
Partendo dal cursus honorum dell’Antica Roma ai monasteri cristiani medievali, l’educazione è sempre stata considerata uno strumento di elevazione. L’Italia è stata la culla della cultura del Rinascimento e il luogo di nascita dei primi centri universitari e accademie scientifiche (Biagioli, M., 1989).
Fin dai primi giorni immediatamente successivi all’unificazione del Regno d’Italia, tra i vari obiettivi c’era il desiderio di unificare gli Italiani sotto una stessa lingua attraverso una campagna di alfabetizzazione. Nel 1877 iniziò un’estesa riforma scolastica introdotta dalla Legge Coppino, che stipulava che i due anni gratuiti di scuola elementare precedente introdotti dalla Legge Casati diventassero obbligatori. In aggiunta, vennero istituite scuole per educare i maestri, gli stipendi dei maestri vennero alzato del 10 percento e vennero costruite nuove scuole. La riforma Coppino rese le scuole secolari: il catechismo venne rimosso dal curriculum scolastico e sostituito da educazione civica.
Nonostante ciò, la legge aveva dei difetti: il costo delle scuole elementari era supportato dalle municipalità e quello delle scuole superiori dalle province.
Questo portò al primo tra i più grandi problemi legati al sistema educativo Italiano: la disuguaglianza tra nord e sud del paese dovuto alle diverse risorse economiche delle istituzioni (De Sanctis, F., & Cappelletti, 2020).
Alcuni decenni dopo, sovrapponendosi al problema territoriale, il divario sociale portò all’emergere di un altro problema fondamentale.
Sotto il regime fascista, il problema dell’accrescere del consenso fu cruciale: la propaganda e la repressione del dissenso furono due delle principali tattiche attraverso cui le masse furono nazionalizzate. Con questo in mente, fin dall’inizio il regime ha realizzato l’importanza dell’educazione e perciò ha iniziato un processo di fascistizzazione: la Riforma Gentile ridefinì la struttura del percorso educativo sul modello della gerarchia sociale fascista, dividendo i figli di operai, contadini e della classe dirigente in scuole diverse sulla base dell’appartenenza sociale.
Da qui proviene il sistema scolastico italiano corrente con il suo approccio, per certi aspetti, classista (Gabrielli, G., & Montino, D., 2009).
La definizione generale e le condizioni dell’educazione in Italia
Il percorso scolastico di un bambino italiano è diviso in tre parti diverse: la scuola elementare
(5 anni), la scuola secondaria di primo grado (3 anni) e la scuola secondaria di secondo grado (5 anni).
I primi due gradi sono unificati, mentre l’ultimo comprende diversi tipi di scuola, includendo i licei, istituti professionali e tecnici. Una volta che si è scelto il tipo di scuola, lo studente deve seguire i corsi specifici al percorso.
La scelta della scuola, diversamente da altri sistemi Europei, non è basata sull’indirizzo di residenza e perciò permette una maggiore mobilità degli studenti e una minore segregazione sociale. Ci sono 10 anni di scuola obbligatoria che copre la fascia d’età tra i 6 e i 16 anni (Obbligo scolastico. (n.d.)).
Questo significa che il conseguimento del diploma di scuola superiore non è obbligatorio, motivo per cui la parte di popolazione tra i 25 e 64 anni con un livello di educazione secondario è del 62.9 percento, che è significamento più basso della media Europea (79.0 percento nell’ UE27) e di quella di alcuni degli stati più grandi dell’Unione Europea (ISTAT, 2021).
Il problema del Sud
Questo fatto si aggrava se ci focalizziamo sull’area meridionale della penisola, che, come già menzionato, giova di un minore svilippo economico e industriale.
Il sistema educativo nell’Italia del Mezzogiorno è da tempo soggetto di criticismo e preoccupazione. Infatti, ha una serie di problemi legati all’educazione, con alti tassi di ritiro scolastico e bassi tassi d’istruzione scolastica, che affliggono nefativamente i prospetti di sviluppo socio-economici dell’area. Da questi fattori ne risulta che la popolazione del Sud è generalmente meno acculturata rispetto all’area Centro-Nord del paese, colpendo le opportunità di impiego e di carriera.
Nello specifico, la percentuale di adulti on un diploma di scuola secondaria nel Sud è del 38.5 percento, mentre solo il16.2 percento ha ottenuto un diploma di laurea. Invece, nel Centro e nel Nord del paese il 45 percento e più di uno su cienque, rispettivamente, hanno ottenuto un diploma di laurea triennale (ISTAT, 2021).
La necessità di affrontare questi problemi è una delle maggiorni sfide del sistema educativo e della società come insieme.
Il divario socio-economico
Come menzionato precedentemente, un altro problema cruciale legato al tasso di abbandono scolastico è la situazione socio-economica della famiglia d’origine.
Numerose richerche hanno mostrato che i giovano provenienti da famiglie dal basso reddito e con una bassa educazione hanno maggiori probabilità di abbandonare gli studi rispetto ai propri coetanei con famiglie più agiate. La povertà, l’economia instabile e l’avversità finanziaria prossono impedire ai giovani di accedere alle opportunità educative, rendendo l’abbandono scolastico l’opzione più probabile. Inoltre, i genitori con un basso livello di educazione potrebbero trovare difficile supportare i figli durante la scuola a causa delle difficoltà finanziarie e la mancanza di competenze specifiche.
La condizione sfavorevole dell’ambiente famigliare sembra avere maggiore influenza sul precoce abbandono scolastico tra i giovani che risiedono nelle regioni meridionali. Infatti, il il tasso di giovani che abbandonano la scuola sono molto simili sia tra i giovano con genitori con un livello di educazione medio o alto sia nel Nord che nel Sud, ma mostrano maggiore differenze nei casi di genitori con al massimo un diploma di scuola media (25,5 percento al Sud contro i 18,9 percento al Nord) (ISTAT, 2021).
Nonostante ciò, è importante ricordare che lo stato socio-economico della famiglia non rappresenta un destino inevitabile, ma più un dato che potrebbe e che dovrebbe essere affrontato attraverso le pubbliche normatice e gli investimenti nell’educazione.
A proposito di ciò, l’Italia necessita di affrontare numerosi problemi riguardo il sistema educativo in modo da dedicarsi alla diseguaglianza dell’accesso all’educazione. è necessario introdurre e assicurare un accesso all’educazione equo per tutti gli studenti, attraverso supporto economico e dei programmi di inclusione sociale.
L’efficacia delle norme sull’educazione deve essere migliorata adottando nelle strategie innovative e basate sui dati scientifici per migliorare la qualità dell’insegnamento nell’insegnamento e nell’apprendimento. La continua formazione degli insegnanti e l’uso di tecnologie all’avanguardia possono contribuire a migliorare la qualità dell’istruzione e aumentare l’interesse e la motivazione degli studenti.
Per concludere, l’Italia deve affrontare le sfide educative con una strategia a lungo termine che basata sugli investimenti per le infrastrutture, sulla formazione degli insegnanti e sul supporto agli studenti. Solo attraverso un impegno condiviso tra le istituzioni, le organizzazioni civili e gli individui può essere possibile prevalere sulle attuali difficoltà e assicurare un futuro educativo migliore per la popolazione italiana.
Bibliografia
Marx, K. (2005). Grundrisse: Foundations of the critique of political economy. Penguin UK.
Biagioli, M. (1989). The social status of Italian mathematicians, 1450–1600. History of science, 27(1), 41-95.
De Sanctis, F., & Cappelletti, V. LA NASCITA DELLA SCUOLA ITALIANA E LA SUA EVOLUZIONE NEI PRIMI TRENT’ANNI DEL’900.
Gabrielli, G., & Montino, D. (Eds.). (2009). The fascist school: institutions, watchwords and places of the imagination. Verona: Ombre corte.
Sfide educative in Bolivia: dalle barriere educative all’incompatibilità delle competenze per il lavoro
Nello Stato Plurinazionale della Bolivia ci sono recentemente stati diversi sviluppi positivi e negativi. Il KOF Swiss Economic Institute ha evidenziato nel 2019 [i] che la Bolivia ha mantenuto un tasso medio di crescita del 4,9% del prodotto interno lordo (PIL), principalmente grazie all’esportazione di risorse naturali come oro, zinco, argento, rame e riserve di gas naturale. Tuttavia, con un PIL di $ 3.117 (dollari US) pro capite, significativamente inferiore a quello dei suoi vicini, la Bolivia rimane lo stato più povero del Sud America. L’indice del coefficiente GINI della Banca Mondiale ha evidenziato l’alto tasso di disuguaglianza di reddito: la Bolivia ha ottenuto 44,6 su 100 nel 2016 in termini di parità di reddito.
Questi alti e bassi dello sviluppo sono evidenti in diversi ambiti, compreso quello educativo. Secondo Andersen et al. (2020) [ii], l’istruzione boliviana manca di dati statistici perché, negli ultimi vent’anni, il paese non ha partecipato alle principali valutazioni educative solitamente condotte da organizzazioni internazionali come il Program for International Student Assessment (PISA) dell’OCSE o i Trends in International Mathematics & Science Study dell’IEA (TIMSS). Ciò lascia in gran parte ricercatori e responsabili politici all’oscuro di quali siano le principali sfide educative e quali soluzioni possano migliorare l’accesso a un’istruzione di qualità affinché la Bolivia raggiunga tempestivamente il quarto obiettivo di sviluppo sostenibile: “garantire un’istruzione di qualità inclusiva ed equa e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti” [iii]. Per avere un quadro più accurato dello stato dell’istruzione in Bolivia e della probabilità che coloro che si diplomano con livelli di istruzione adeguati o anche più elevati soddisfino le richieste del mercato del lavoro, è necessario raccogliere informazioni da fonti diverse ma credibili.
Barriere storiche all’istruzione
Borgen Project, che mira a ridurre la povertà globale attraverso la politica estera degli Stati Uniti, ha rilevato nel 2015 [iv] che circa uno studente su sette in Bolivia non finisce la propria istruzione. La maggior parte di loro non inizia l’istruzione secondaria. Pur riducendo il tasso complessivo di analfabetismo dal 36,21% nel 1976 al 7,54% nel 2015 [v], oltre un milione di boliviani di età pari o superiore a 15 anni rimane analfabeta. Ci sono quattro ragioni principali per questi problemi [vi]:
Sebbene la maggior parte degli studenti provenga da ambienti indigeni e parli quechua o aymara a casa, le lezioni sono normalmente tenute in spagnolo;
Rimane un ampio divario tra abitanti delle zone rurali e urbane. Gli studenti nelle aree rurali completano in media solo 4,2 anni di istruzione prima di abbandonare gli studi per sostenere finanziariamente le loro famiglie. Al contrario, gli studenti nelle aree urbane completano in media 9,4 anni di scolarizzazione;
L’istruzione rimane al di fuori della competenza dello Stato, il che si traduce in una mancanza di risorse per creare un ambiente favorevole agli studenti che perseguono un’istruzione di buona qualità; e
Insieme al punto precedente, gli insegnanti continuano a percepire salari bassi e spesso scioperano, lasciando gli studenti senza accesso all’istruzione per giorni o settimane.
Alcuni dei problemi di cui sopra derivano dallo sviluppo storico dell’istruzione in Bolivia. Redin (2020) [vii] spiega che, dopo la fine della dittatura militare, le riforme neoliberiste tra il 1980 e il 1990 hanno aumentato il sostegno alla diversità etnica ma hanno ridotto l’interferenza dello stato e la spesa sociale. Ciò ha avuto un forte impatto sull’iscrizione alle scuole pubbliche. Lo stato non ha avuto successo nei suoi tentativi di aumentare tali iscrizioni facendo uscire le famiglie rurali dalla povertà e incoraggiandole a mandare i propri figli a scuola. Questo fallimento ha ispirato i movimenti indigeni, come i Native Peoples’ Educational Councils (CEPOS), così come i genitori, a creare le loro basi per prendere in mano la situazione, autorizzando scuole e insegnanti a fornire un’istruzione di migliore qualità, considerando e incorporando debitamente la cultura e la lingua indigena. L’istruzione si è così trasformata in un’istituzione privatizzata gestita dalla società piuttosto che dallo stato a causa di un “processo di cattiva distribuzione” in cui i diritti politici civili venivano rafforzati alle spese dei diritti sociali. [viii]
Accesso all’istruzione e accessibilità
Un’altra caratteristica del sistema educativo boliviano, rilevata dallo studio qualitativo di MuyorRodriguez et al (2021) [ix], è che le università pubbliche non sono riuscite a soddisfare i bisogni educativi degli studenti con disabilità. Nonostante gli impegni delle università pubbliche per fornire l’accesso all’istruzione a tutti gli studenti a parità di condizioni, i partecipanti alle discussioni di gruppo hanno sostenuto che vi è una mancanza di uguale valore nell’istruzione ricevuta dagli studenti con disabilità a favore della diversità etnica o sessuale, che ha escluso o stereotipato alcune disabilità. Sebbene la risoluzione n. 9/09 del 2009 abbia esonerato gli studenti con disabilità dal sostenere i test di ammissione per l’accesso agli atenei pubblici, il grado di autonomia derivante dal sistema di cogoverno esistente tra docenti e studenti, ha fatto sì che alcune università non abbiano attuato la politica [xi]. I partecipanti hanno anche discusso della discriminazione subita dai professori che non distinguevano tra i requisiti educativi per gli studenti con disabilità e quelli per gli studenti senza disabilità, e il pregiudizio derivante dalla mancanza di risorse per il personale universitario per soddisfare i loro bisogni. L’effetto cumulativo è l’inefficace gestione di lungo termine dell’impatto delle campagne di inclusività [xii].
Educazione dopo Evo Morales
Con l’elezione di Evo Morales a presidente, nel 2005, i nuovi sforzi nel campo dell’istruzione hanno mirato a decolonizzare il curriculum boliviano, da un “progetto blanco-meticcio incentrato sulla scienza” di nazionalità e verso uno “spazio uguale alla scienza e alla conoscenza ancestrale ‘ [xiii]. Il governo ha cercato di stabilire un equilibrio che rimane focalizzato sullo sviluppo delle capacità scientifiche, pur continuando l’interculturalità del 1994 che conserva le culture indigene, la storia e la conoscenza della società boliviana. Questi cambiamenti hanno costretto gli insegnanti a dover trovare metodi creativi per bilanciare un’istruzione che fornisca agli studenti le competenze necessarie per passare a livelli di istruzione superiori e che contemporaneamente fornisca loro le competenze necessarie per essere assunti nel mercato del lavoro [xiv].
L’istruzione non soddisfa le richieste del mercato del lavoro
Andersen et al. (2020) hanno rilevato la discrepanza tra l’istruzione e le competenze lavorative richieste dal mercato del lavoro, che ha portato molti laureati a non raccogliere i frutti della loro istruzione tra il 2007 e il 2017 [xv]. La loro analisi sottolinea che coloro che sono particolarmente colpiti dalle sistematiche carenze educative sono i maschi non indigeni che vivono nei centri urbani, rimasti senza un’adeguata distribuzione del reddito durante i primi 15 anni di istruzione. Secondo KOF gran parte della popolazione occupata della Bolivia opera nei settori primari dell’agricoltura, caccia, silvicoltura e pesca, nonché nei settori secondari dell’attività manifatturiera, edile, mineraria e industriale, rappresentando rispettivamente il 27,4% e il 22,6% degli occupati totali [xvi]. Questa è la conseguenza di quello che viene definito il “Ciclo delle materie prime”, che ha aumentato la domanda di materie prime di esportazione primarie della Bolivia, menzionate sopra, con il risultato che i giovani abbandonano la scuola per trarre vantaggio dai profitti di questi settori. Inoltre, ha innescato quella che è nota come “malattia olandese” nel settore delle costruzioni [xvii]. Ciò ha creato un circolo vizioso di prezzi elevati delle materie prime, che porta a un maggiore sviluppo del territorio che, a sua volta, richiede più manodopera, che fa affidamento sulla formazione sul posto di lavoro piuttosto che sul raggiungimento di particolari livelli di istruzione. Si crea così un mercato del lavoro che richiede lavoratori attrezzati, preferendo l’esperienza pratica rispetto alla conoscenza teorica [xviii]. Una delle principali preoccupazioni di questa discrepanza è l’aumento del tasso di fuga di cervelli in Bolivia. Fino al 2015, 799 605 boliviani (circa il 7,5% della popolazione nazionale) sono emigrati, o per perseguire livelli di istruzione più elevati o per raccogliere i frutti dell’istruzione che hanno già ricevuto. Di conseguenza, la Bolivia perde i benefici delle conoscenze e delle abilità raggiunte dai suoi studenti
[xix].
Lo scoppio della pandemia di Covid-19 funge da moltiplicatore di questi problemi già esistenti. Come riportato nel Country Report 2020 del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) [xx], un totale di 2,9 milioni di bambini sono rimasti senza accesso all’istruzione e ai sistemi di supporto nutrizionale forniti dalle loro scuole. La pandemia ha anche messo in evidenza il divario digitale tra le popolazioni urbane e rurali poiché disporre di una connessione Internet stabile è fondamentale per accedere ai servizi educativi virtuali.
Il futuro dell’istruzione in Bolivia
Il governo boliviano ha compiuto sforzi per migliorare lo stato dell’istruzione [xxi]:
Ha messo fine, nel 2017, le iscrizioni tra l’istruzione primaria e secondaria basato sul reddito, genere o etnia;
Ha triplicato la disponibilità di insegnanti tra il 2000 e il 2017. Ora c’è un insegnante pienamente qualificato ogni 24 studenti;
Il 39% di tutti i boliviani ha investito in una qualche forma di istruzione formale nell’anno 2017; e
Il database degli indicatori dell’istruzione dell’UNESCO spiega che il governo ha investito in media il 7% del suo PIL nell’istruzione. Ciò dimostra l’impegno del governo a garantire l’accesso ad un’istruzione pubblica e gratuita di prima qualità che tenga conto della diversità e offra pari opportunità e benefici senza discriminazioni.
Gli studenti boliviani si stanno preparando ai cambiamenti legati a fattori esterni che governano il ciclo delle merci in Bolivia. Come Andersen et al. hanno affermato, “sembra certamente meglio peccare di troppa istruzione piuttosto che di troppo poca” [xxii].
Il governo boliviano deve armonizzare le proprie risorse con il settore privato e le altre parti interessate nazionali per migliorare la qualità dell’istruzione ricevuta e i ritorni necessari dal mercato del lavoro che promuova un sistema educativo che aggiunga valore e, a sua volta, crei valore per lo stato e i boliviani in generale. Questo ciclo positivo di sviluppo aiuterebbe anche la Bolivia a raggiungere i suoi altri obiettivi SDG, inclusa la fine di tutte le forme di povertà, la creazione di opportunità di lavoro dignitoso, la promozione di una crescita economica sostenibile e inclusiva e la riduzione dei livelli di disuguaglianza insieme ad altri stati [xxiii].
Tags: Bolivia, Sfide educative, diritto all’educazione, educazione di qualità, uguaglianza nell’educazione, incompatibilità di competenze per il lavoro
Educational challenges in Italy – Italian Translation
“Coraggio… un piccolo soldato di un’armata immensa. I tuoi libri sono armi, la tua classe è il tuo plotone, il campo di battaglia è la terra intera, e la vittoria è la civilizzazione umana” (Libro Cuore).
Così è come De Amicis, l’autore di Cuore, uno dei più importanti manoscritti della letteratura italiana del diciannovesimo secolo, approccia il tema dell’educazione.
Rimuovendo il tono tipicamente patriottico del periodo post-unificazione, De Amicis scrive uno dei concetti più semplici ma al contempo fondamentale che sta alla bae del tema dell’educazione: la civilizzazione umana.
La cultura è uno degli elementi fondamentali dell’identità dell’uomo, motivo per cui l’educazione è riconosciuta come un diritto fondamentale che deve essere garantito a tutti gli individui in maniera universale e inequivocabile.
Il concetto è ancora pi rilevante una volta calato nella società contemporanea, la quale colloca il lavoro al centro del paradigma produzione-consumo. L’articolo 1 della Costituzione italiana afferma che l’Italia è una repubblica democratica, basata sul lavoro, motivo per cui, sebbene con le dovute riserve, è interessante riflettere sul postulato Marxista del lavoro non forzato come mezzo di liberazione.
Il lavoro libero dallo sfruttamento è “la vera libertà”: a prescindere dalla connotazione politica, un’interpretazione socio-economica di questa tesi evidenzia la rilevanza dell’educazione nel mondo contemporaneo (Marx, K., 2005). Se un’educazione solida, derivante da una prospettiva pragmatica, è preliminare all’ottenere un lavoro qualificato, si può dunque ritenere che essa formi le basi dell’indipendenza economica dell’individuo e perciò della sua libertà personale.
La storia dell’educazione in Italia
Da questo punto di vista, diventa più evidente quanto l’educazione costituisca il centro fondamentale attorno il quale la civilizzazione umana si è sviluppata per secoli.
Partendo dal cursus honorum dell’Antica Roma ai monasteri cristiani medievali, l’educazione è sempre stata considerata uno strumento di elevazione. L’Italia è stata la culla della cultura del Rinascimento e il luogo di nascita dei primi centri universitari e accademie scientifiche (Biagioli, M., 1989).
Fin dai primi giorni immediatamente successivi all’unificazione del Regno d’Italia, tra i vari obiettivi c’era il desiderio di unificare gli Italiani sotto una stessa lingua attraverso una campagna di alfabetizzazione. Nel 1877 iniziò un’estesa riforma scolastica introdotta dalla Legge Coppino, che stipulava che i due anni gratuiti di scuola elementare precedente introdotti dalla Legge Casati diventassero obbligatori. In aggiunta, vennero istituite scuole per educare i maestri, gli stipendi dei maestri vennero alzato del 10 percento e vennero costruite nuove scuole. La riforma Coppino rese le scuole secolari: il catechismo venne rimosso dal curriculum scolastico e sostituito da educazione civica.
Nonostante ciò, la legge aveva dei difetti: il costo delle scuole elementari era supportato dalle municipalità e quello delle scuole superiori dalle province.
Questo portò al primo tra i più grandi problemi legati al sistema educativo Italiano: la disuguaglianza tra nord e sud del paese dovuto alle diverse risorse economiche delle istituzioni (De Sanctis, F., & Cappelletti, 2020).
Alcuni decenni dopo, sovrapponendosi al problema territoriale, il divario sociale portò all’emergere di un altro problema fondamentale.
Sotto il regime fascista, il problema dell’accrescere del consenso fu cruciale: la propaganda e la repressione del dissenso furono due delle principali tattiche attraverso cui le masse furono nazionalizzate. Con questo in mente, fin dall’inizio il regime ha realizzato l’importanza dell’educazione e perciò ha iniziato un processo di fascistizzazione: la Riforma Gentile ridefinì la struttura del percorso educativo sul modello della gerarchia sociale fascista, dividendo i figli di operai, contadini e della classe dirigente in scuole diverse sulla base dell’appartenenza sociale.
Da qui proviene il sistema scolastico italiano corrente con il suo approccio, per certi aspetti, classista (Gabrielli, G., & Montino, D., 2009).
La definizione generale e le condizioni dell’educazione in Italia
Il percorso scolastico di un bambino italiano è diviso in tre parti diverse: la scuola elementare (5 anni), la scuola secondaria di primo grado (3 anni) e la scuola secondaria di secondo grado (5 anni).
I primi due gradi sono unificati, mentre l’ultimo comprende diversi tipi di scuola, includendo i licei, istituti professionali e tecnici. Una volta che si è scelto il tipo di scuola, lo studente deve seguire i corsi specifici al percorso.
La scelta della scuola, diversamente da altri sistemi Europei, non è basata sull’indirizzo di residenza e perciò permette una maggiore mobilità degli studenti e una minore segregazione sociale. Ci sono 10 anni di scuola obbligatoria che copre la fascia d’età tra i 6 e i 16 anni (Obbligo scolastico. (n.d.)).
Questo significa che il conseguimento del diploma di scuola superiore non è obbligatorio, motivo per cui la parte di popolazione tra i 25 e 64 anni con un livello di educazione secondario è del 62.9 percento, che è significamento più basso della media Europea (79.0 percento nell’ UE27) e di quella di alcuni degli stati più grandi dell’Unione Europea (ISTAT, 2021).
Il problema del Sud
Questo fatto si aggrava se ci focalizziamo sull’area meridionale della penisola, che, come già menzionato, giova di un minore svilippo economico e industriale.
Il sistema educativo nell’Italia del Mezzogiorno è da tempo soggetto di criticismo e preoccupazione. Infatti, ha una serie di problemi legati all’educazione, con alti tassi di ritiro scolastico e bassi tassi d’istruzione scolastica, che affliggono nefativamente i prospetti di sviluppo socio-economici dell’area. Da questi fattori ne risulta che la popolazione del Sud è generalmente meno acculturata rispetto all’area Centro-Nord del paese, colpendo le opportunità di impiego e di carriera.
Nello specifico, la percentuale di adulti on un diploma di scuola secondaria nel Sud è del 38.5 percento, mentre solo il16.2 percento ha ottenuto un diploma di laurea. Invece, nel Centro e nel Nord del paese il 45 percento e più di uno su cienque, rispettivamente, hanno ottenuto un diploma di laurea triennale (ISTAT, 2021).
La necessità di affrontare questi problemi è una delle maggiorni sfide del sistema educativo e della società come insieme.
Il divario socio-economico
Come menzionato precedentemente, un altro problema cruciale legato al tasso di abbandono scolastico è la situazione socio-economica della famiglia d’origine.
Numerose richerche hanno mostrato che i giovano provenienti da famiglie dal basso reddito e con una bassa educazione hanno maggiori probabilità di abbandonare gli studi rispetto ai propri coetanei con famiglie più agiate. La povertà, l’economia instabile e l’avversità finanziaria prossono impedire ai giovani di accedere alle opportunità educative, rendendo l’abbandono scolastico l’opzione più probabile. Inoltre, i genitori con un basso livello di educazione potrebbero trovare difficile supportare i figli durante la scuola a causa delle difficoltà finanziarie e la mancanza di competenze specifiche.
La condizione sfavorevole dell’ambiente famigliare sembra avere maggiore influenza sul precoce abbandono scolastico tra i giovani che risiedono nelle regioni meridionali. Infatti, il il tasso di giovani che abbandonano la scuola sono molto simili sia tra i giovano con genitori con un livello di educazione medio o alto sia nel Nord che nel Sud, ma mostrano maggiore differenze nei casi di genitori con al massimo un diploma di scuola media (25,5 percento al Sud contro i 18,9 percento al Nord) (ISTAT, 2021).
Nonostante ciò, è importante ricordare che lo stato socio-economico della famiglia non rappresenta un destino inevitabile, ma più un dato che potrebbe e che dovrebbe essere affrontato attraverso le pubbliche normatice e gli investimenti nell’educazione.
A proposito di ciò, l’Italia necessita di affrontare numerosi problemi riguardo il sistema educativo in modo da dedicarsi alla diseguaglianza dell’accesso all’educazione. è necessario introdurre e assicurare un accesso all’educazione equo per tutti gli studenti, attraverso supporto economico e dei programmi di inclusione sociale.
L’efficacia delle norme sull’educazione deve essere migliorata adottando nelle strategie innovative e basate sui dati scientifici per migliorare la qualità dell’insegnamento nell’insegnamento e nell’apprendimento. La continua formazione degli insegnanti e l’uso di tecnologie all’avanguardia possono contribuire a migliorare la qualità dell’istruzione e aumentare l’interesse e la motivazione degli studenti.
Per concludere, l’Italia deve affrontare le sfide educative con una strategia a lungo termine che basata sugli investimenti per le infrastrutture, sulla formazione degli insegnanti e sul supporto agli studenti. Solo attraverso un impegno condiviso tra le istituzioni, le organizzazioni civili e gli individui può essere possibile prevalere sulle attuali difficoltà e assicurare un futuro educativo migliore per la popolazione italiana.
Bibliografia
Marx, K. (2005). Grundrisse: Foundations of the critique of political economy. Penguin UK.
Biagioli, M. (1989). The social status of Italian mathematicians, 1450–1600. History of science, 27(1), 41-95.
De Sanctis, F., & Cappelletti, V. LA NASCITA DELLA SCUOLA ITALIANA E LA SUA EVOLUZIONE NEI PRIMI TRENT’ANNI DEL’900.
Gabrielli, G., & Montino, D. (Eds.). (2009). The fascist school: institutions, watchwords and places of the imagination. Verona: Ombre corte.
Il contesto: L’impatto della pandemia COVID-19 sui sistemi scolastici nel mondo
Il coronavirus, emerso nei primi mesi del 2020, si diffuse rapidamente tra i diversi paesi, e costituì una sfida senza precedenti che tenne in pugno il mondo intero. La pandemia ebbe conseguenze onnicomprensive per la società e per gli stati. Non mise solo sotto pressione i sistemi sanitari nazionali, ma colpì anche aree sociali fondamentali come l’educazione. Le norme e le infrastrutture furono adattati alla nuova realtà cosicché il sistema educativo nazionale fosse resiliente. I governi concepirono e implementarono delle misure ad hoc per ostacolare la trasmissione del virus e, contemporaneamente, garantire il diritto all’educazione. La chiusura delle scuole presto diventò una misura standard tra i vari paesi, che giunse al culmine in Aprile del 2020, colpendo 1.6 miliardi di studenti in tutto il mondo.
Con il fine di garantire la continuazione educativa, gli Stati spostarono l’insegnamento e l’apprendimento da in persona ad una modalità “a distanza”, usando ampiamente strumenti e media di trasmissione (come radio e TV), pacchetti di materiali da usare da casa e piattaforme di apprendimento online. A causa del contesto di emergenza, la transizione fu rapida in molti casi, ma richiese supporto su misura e adeguato per gli insegnanti, gli studenti e le famiglie. Inoltre, le quarantene e le misure contenitive per il virus portarono a riformare i metodi di valutazione dell’apprendimento e le valutazioni ad alto rischio.
Quando la riduzione di casi da COVID-19 permise la riapertura delle scuole, il Ministro dell’Educazione e il resto del governo coordinarono la situazione in modo da renderla sicura. In generale, le scuole ricominciarono ad aprire a Settembre 2020. Nonostante ciò, i paesi decisero i criteri che avrebbero regolato le future chiusure delle scuole.
Inevitabilmente, la pademia ebbe degli effetti avversi sull’opportunità di apprendimento e sulla sua efficacia. Non tutti gli studenti furono in grado di accedere all’insegnamento a distanza a causa del lavoro minorile, mancanza di connessione e disuguaglianza di genere. Perciò, un minimo di mancanza di apprendimento fu inevitabile. In un tentativo di mitigare le perdite, furono istituiti dei fondi per incentivare l’accesso a internet e, in un momento successivo, furono introdotti dei programmi di correzzione. Anche dopo la riapertura dellre scuole, ci fu un aumento nei tassi di abbandono degli studi e disimpegno scolastico, in modo specifico per gli studenti appartenenti a nuclei familiari con basso reddito o rurali.
problemi di salute mentale che colpiscono l’apprendimento: una chiamata all’azione
Sembra, perciò, evidente che il ritorno ad un’istruzione in presenza non è abbastanza per far scomparire le conseguenze del COVID-19. Infatti, la scuola non è solo apprendimento, ma anche un luogo dove avviene uno sviluppo personale. L’andare a scuola aiuta i bambini e i giovani a forgiare i loro valori, le loro idee, i loro interessi, le loro capacità sociali e le loro aspirazione di carriera, per citarne alcune. Per questa ragione, il benessere degli studenti è essenziale per la salvaguardia del loro diritto all’educazione.
Senza dubbio la salute mentale degli alunni, degli insegnanti, dei genitori e dei tutori è statat impattata dalla pandemia. La pandemia non ha solo creato numerosi problemi alla salute mentale degli individui, ma ha anche esacerbato quelli che erano già manifesti.
La chiusura delle scuole, l’isolamento sociale, i rischi per la salute e la morte di persone care ha avuto un impatto psicologico molto significativo sugli studenti. Infatti, i bambini e i giovani furono privati della dimensione interpersonale della loro vita di tutti i giorni e poterono solo giovare delle relazioni faccia a faccia con i membri della loro famiglia, a meno che non fossero infetti. Uno schermo divenne l’unico modo per comunicare e vedere facce senza mascherine. Inoltre, lo stress legato all’instabilità economica e all’interruzione educativa favorì un senso di incertezza per i loro studi, per le loro aspirazioni e la transizione da scuola a mondo del lavoro, creando la percezione di un futuro senza speranza.
Gli studenti furono soggetti alle restrizioni della pandemia, ma non parteciparono ai processi decisionali di tali restrizioni. Anche se avrebbero dovuto avere una voce in capitolo nelle norme educative, non poterono far sentire la loro facilmente, e ciò andò a minare la loro autostima.
Molto materiale informativo sottolinea il bisogno di parlare a proposito della salute mentale degli studenti e si batte per la creazione di misure e di servizi di supporto per gli studenti. Fin dai lockdown, i governi, in particolare in paesi con un reddito elevato, hanno creato linee dirette, recrutando counsellors e lanciando progetti per facilitare gli studenti a condividere i loro sentimenti e le loro preoccupazioni.
Dal momento che l’apprendimento e la crecita personale sono fortemente intrecciati, il Consiglio d’Europa ha promosso lo studio storico delle crisi nelle scole per aiutare gli studenti a comprendere come i loro coetanei hanno reagiro e come si sono sentiti in passato. Pertanto, studiare la storia può creare un senso di unità e empatia.
Risposte educative alla situazione causata dalla pandemia a San Marino
La Repubblica di San Marino ha attuato il proprio piano per far fronte alla pandemia principalmente attraverso la chiusura nazionale delle scuole dal 23 febbraio al 10 giugno 2020, ma le chiusure sono continuate fino alla fine di agosto a causa della consueta pausa estiva. In considerazione della pandemia in corso, è stato adottato un approccio misto tra insegnamento in presenza e apprendimento a distanza. Successivamente, ci sono state solo chiusure parziali delle scuole durante l’anno accademico 2020/2021. In sintesi, da marzo 2020 ad agosto 2021, 4.170 studenti sono stati interessati dalle chiusure scolastiche, e la maggior parte di essi apparteneva ai livelli di istruzione secondaria inferiore e superiore.
A seguito delle chiusure delle scuole, le autorità hanno optato per una strategia di apprendimento a distanza utilizzando piattaforme di apprendimento online per tutti i livelli di istruzione. L’apprendimento a distanza ha richiesto al governo di fornire agli insegnanti istruzioni sull’insegnamento a distanza, workshop di pedagogia, strumenti ICT e connettività gratuita, consentendo loro di insegnare dai locali scolastici. La copertura delle piattaforme di apprendimento online è stata cruciale per salvaguardare il diritto all’istruzione e la continuità educativa per tutti gli studenti. Pertanto, la strategia di apprendimento a distanza ha abbracciato politiche che hanno prestato attenzione agli studenti con disabilità. Questi ultimi potevano frequentare i corsi presso i locali scolastici e ricevevano materiali personalizzati. Ad esempio, la lingua dei segni è stata inclusa nei programmi di apprendimento online. Le scuole si sono impegnate a offrire alle famiglie vulnerabili abbonamenti a internet e dispositivi a costi ridotti o nulli per favorire l’accesso degli studenti alla connettività.
Un processo di monitoraggio è stato facilitato osservando la partecipazione degli studenti alle lezioni online, la consegna programmata dei compiti e la loro partecipazione a test scritti e orali. È stato confermato che oltre il 75% degli studenti ha partecipato all’apprendimento a distanza durante le chiusure scolastiche. Ancora più importante, la collaborazione e il supporto reciproco tra scuole e famiglie sono stati migliorati attraverso pratiche di follow-up come telefonate, messaggistica istantanea, email, videoconferenze e sondaggi domestici sulle strategie di apprendimento a distanza.
Per quanto riguarda gli esami finali per il livello secondario, questi non sono stati cancellati o posticipati, ma si sono svolti solo tramite prove orali online, valutando contenuti ridotti del curriculum.
Poiché l’anno accademico 2019/2020 è stato profondamente influenzato dalla pandemia da coronavirus, il calendario scolastico per l’anno accademico successivo 2020/2021 è stato modificato con una data di inizio al 1° settembre 2020, due settimane in anticipo rispetto al programma precedente. Il governo ha preferito non estendere la durata delle lezioni o il contenuto dei curricula. Le valutazioni dell’apprendimento sono state organizzate a livello di classe per affrontare le perdite di apprendimento, e le autorità hanno deciso di avviare programmi di recupero nelle scuole di livello primario e secondario a partire da settembre 2020.
Dopo la riapertura delle scuole, la partecipazione degli studenti è stata monitorata, dimostrando che il 100% degli studenti ha frequentato la scuola dall’inizio di settembre 2020, ad eccezione delle scuole secondarie superiori, dove la percentuale di frequenza era superiore al 75% ma non al 100%. Il ritorno all’insegnamento in presenza è stato combinato con misure precauzionali sanitarie e igieniche. In primo luogo, la pratica del lavaggio delle mani, l’uso delle mascherine, il controllo della temperatura, la disinfezione delle attrezzature e il tracciamento delle persone infette o esposte al COVID-19 sono stati promossi e supervisionati dai comitati scolastici. Inoltre, le modifiche agli spazi fisici di scuole e aule, la riduzione o la sospensione delle attività extracurricolari e la combinazione tra apprendimento a distanza e in presenza sono state le misure più ampiamente applicate. L’insegnamento all’aperto è stato incoraggiato nelle scuole dell’infanzia e primarie, mentre il ritorno progressivo degli studenti, divisi in coorti per età, ha riguardato solo le scuole dell’infanzia. Infine, la frequenza in aula su turni è stata promossa esclusivamente nelle scuole secondarie inferiori e superiori.
Poiché la pandemia ha avuto conseguenze di vasta portata sull’istruzione, la Repubblica di San Marino ha potuto contare su fondi aggiuntivi per reclutare personale non docente per la sicurezza in tutte le scuole e insegnanti nelle scuole dell’infanzia e primarie nell’anno accademico 2020/2021. Tuttavia, solo riallocazioni all’interno del bilancio ordinario o addirittura ridotto per l’istruzione hanno permesso al governo di aumentare la retribuzione del personale scolastico, i prestiti agli studenti e le borse di studio.
Oltre alle politiche attuate per la riapertura delle scuole, il governo ha stabilito i tassi di prevalenza nazionali del coronavirus come criterio per chiudere nuovamente le scuole.
Il benessere degli studenti di San Marino: le preoccupazioni e l’impegno
Nella dichiarazione di San Marino, pronunciata durante il Vertice per la Trasformazione dell’Istruzione del 2022, i Capitani Reggenti della Repubblica di San Marino, Oscar Mina II e Paolo Rondelli I, allora Capi di Stato, hanno riconosciuto le due principali funzioni dell’istruzione: apprendimento e sviluppo personale. A tal proposito, hanno dichiarato la volontà dello Stato di continuare ad aderire ai principi di uguaglianza e inclusività. Per quanto riguarda il COVID-19, hanno sottolineato le conseguenze della pandemia sulla salute mentale degli studenti e l’impegno del sistema educativo ad affrontarle.
Di conseguenza, le autorità di San Marino hanno finora compiuto grandi sforzi per sostenere il benessere psicologico degli studenti. Durante le chiusure scolastiche nazionali, consulenze online e assistenti scolastici hanno aiutato gli studenti a superare i momenti difficili della pandemia. Nel 2021, sono stati istituiti punti di consulenza nelle scuole secondarie e nel Centro di formazione professionale.
La fornitura di assistenza ha presto rivelato un quadro preoccupante aggravato dalla pandemia. Durante gli anni accademici 2020/2021 e 2021/2022, più di 130 studenti si sono rivolti ai servizi di consulenza. Sono emersi problemi come paura, ansia, difficoltà nella gestione della rabbia, disturbi alimentari e dell’umore, attacchi di panico, bullismo e autolesionismo. In alcuni casi, questi hanno portato all’assenteismo e all’abbandono scolastico. Inoltre, durante e dopo la pandemia, sono aumentate numerose dipendenze. Tra queste, le dipendenze da social media, droghe e videogiochi si sono diffuse ampiamente. La ragione per cui il COVID-19 ha aggravato le dipendenze risiede nel fatto che le vulnerabilità si sono consolidate mentre gli studenti soffrivano per l’isolamento. Di conseguenza, i giovani hanno considerato in particolare i social media, le droghe o i videogiochi come una via di fuga dalla realtà cupa.
Oltre ai servizi di consulenza nelle scuole secondarie, le autorità hanno approvato diversi progetti per la cura dei bambini nelle scuole dell’infanzia e primarie. Sia nel 2021 che nel 2022, artisti, insegnanti e medici hanno collaborato insieme in progetti scolastici. Tra le iniziative si è distinta la Giornata degli abbracci. Considerando che la pandemia aveva alterato l’equilibrio emotivo dei bambini, la Giornata degli abbracci, che si è tenuta il 9 giugno 2022, aveva l’obiettivo di ristabilire fiducia reciproca, solidarietà e buon umore.
Nel dicembre 2022, il governo ha fatto un ulteriore passo avanti. In seguito alla richiesta dei cittadini attraverso il meccanismo di democrazia diretta Istanza d’Arengo, è stata istituita una nuova figura professionale. La dottoressa Rosita Guidi è stata nominata psicologa scolastica. I servizi della psicologa scolastica sono rivolti agli studenti di ogni livello, dalle scuole dell’infanzia alle scuole secondarie e al centro di formazione professionale. La dottoressa Rosita Guidi può gestire le richieste di consulenza da parte di studenti, genitori/tutori, insegnanti e comitati scolastici. Se la richiesta riguarda un minore, è necessario il consenso dei genitori.
La psicologa scolastica offre assistenza agli studenti, insegnanti e famiglie per promuovere il benessere di bambini e giovani. Quando necessario, può essere suggerito l’avvio di percorsi terapeutici. Sebbene la psicologa scolastica sia facilmente contattabile (direttamente e via email), le scuole promuovono metodi aggiuntivi per motivi di privacy. Ad esempio, gli studenti delle scuole secondarie di primo grado possono fare richiesta inserendo una nota con informazioni personali e di contatto in una scatola sigillata.
Il servizio di supporto psicologico è stato accolto calorosamente, poiché da dicembre 2022 ad aprile 2023 sono state inviate 60 richieste.
Per quanto riguarda l’espressione della voce degli studenti, San Marino ha avviato un processo di rinnovamento, pianificando l’aggiornamento dei curricula scolastici con competenze interdisciplinari, digitali e di cittadinanza. Quest’ultima mira a promuovere la cultura della pace, l’educazione allo sviluppo sostenibile, i diritti umani e l’educazione di genere. Grazie a questo arricchimento, gli studenti sono sulla buona strada per assumersi responsabilità, aumentare la propria autostima e diventare cittadini attivi nel quadro democratico.
Due anni dopo lo scoppio della pandemia, durante il Transforming Education Summit del 2022, il 57% dei governi affermò di dover supportare il benessere psico-sociale degli studenti e degli insegnanti. Sulla stessa linea di pensiero, le organizzazioni internazionali e gli esperti hanno esortato gli Stati ad investire regolarmente su risorse significative ed adeguate per supportare la salute mentale degli studenti. Le scuole giocano un ruolo fondamentale in questo ambito così sensibile, e il loro ruolo è ancora più importante se le famiglie non notano la sofferenza psicologica o la sottovalutano. San Marino si è sforzato di rendere il sistema educativo nazionale più resiliente dalla pandemia, e i suoi successi sono stati rilevanti. Nello specifico, i nuovi servizi di terapia hanno contribuito al percorso del paese verso la trasformazione dell’educazione. Sarebbe proficuo finanziare questi servizi ancora di più. Inoltre, la formazione psicologica per tutto lo staff educativo è stato proposto. Per tutte queste ragioni, anche se il processo di trasformazione educatica di San Marino è relativamente recente, è molto promettente.
[[v]] UNESCO (2021, March). One year into COVID: Prioritising education recovery to avoid a generational catastrophe, Report of UNESCO Online Conference
[[vii]] Pre-primary school closures lasted until 7 June 2020, and the academic year 2019/2020 was extended just for them. School closures-related data can be visualised in interactive maps in the UNESCO Web Archive at the following address:
[[viii]] The information given in this section is contained in San Marino’s responses to the first and third rounds of the four-round Surveyon national Education Responses to COVID-19 School Closures. The first and third rounds of the survey were conducted respectively from May to June 2020 and from February to April 2021. The reader may find more detailed information about the four-round Surveyon national Education Responses to COVID-19 School Closures at the following address: https://tcg.uis.unesco.org/survey-on-national-education-responses-to-covid19-school-closures/
Per rispettare gli standard nazionali e internazionali in materia di diritti umani, il Sudafrica deve affrontare diversi ostacoli nella sua sfera educativa. Questo articolo presenterà alcune delle sfide educative più diffuse nel Paese.
Infrastrutture
Uno dei problemi principali del settore educativo oggi è rappresentato dalle strutture a disposizione degli studenti. È di fondamentale importanza che le scuole includano strutture sicure e protette per i bambini e le attrezzature necessarie agli studenti per proseguire la loro istruzione. Secondo Equal Education (EE, 2016), nel 2013 il ministro dell’Istruzione di base, Angie Montshegka, ha accettato una legge che obbliga le scuole di tutto il Paese a disporre almeno di acqua, elettricità, internet, aule sicure con un massimo di 40 studenti in classe, sicurezza e le strutture necessarie per studiare e praticare diversi sport. Sebbene l’obiettivo sia stato fissato per il 2016, oggi molte scuole hanno problemi ben più gravi di una cattiva connessione a Internet. Il Paese sta cercando di raggiungere gli obiettivi prefissati, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Numerosi articoli evidenziano i casi di morte di studenti a causa di infrastrutture inadeguate. Inoltre, le carenze igieniche delle scuole sono un problema che influisce sulla salute degli studenti. Un esempio è dato dai servizi igienici e dalle latrine a fossa, dove gli studenti sono a rischio di problemi di salute a causa dell’igiene inadeguata. Questi ostacoli impediscono agli studenti di concentrarsi sull’istruzione e sullo sviluppo.
Disuguaglianza nell’istruzione
Le disuguaglianze sono ampiamente visibili nelle scuole sudafricane. Secondo Amnesty International, i bambini delle prime 200 scuole ottengono punteggi più alti in matematica rispetto ai bambini delle altre 6.600 scuole. Altre statistiche evidenziano che oltre il 75% dei bambini di nove anni non è in grado di leggere in modo significativo. In alcune province, la percentuale raggiunge il 91%. Il sistema educativo si sta ancora riprendendo dall’era dell’Apartheid, con il risultato che i bambini vengono trattati in modo diverso a causa della loro provenienza, della ricchezza o del colore della pelle. The Quality of Primary Education in South Africa, un rapporto dell’UNESCO, afferma che, in teoria, tutti i bambini hanno uguale accesso ai tre livelli di istruzione del Paese. Tuttavia, molti istituti che ospitano studenti provenienti da comunità a basso reddito non sono riusciti a migliorare la qualità dell’istruzione impartita. Il governo deve affrontare il problema della povertà e dell’istruzione.
Istruzione scadente
Inoltre, la qualità dell’istruzione scolastica è un problema prevalente in Sudafrica. Secondo una ricerca condotta da Gustafsson nel 2021, il pensionamento degli insegnanti in Sudafrica raggiungerà il picco massimo entro il 2030, il che comporterà di conseguenza la necessità di nuovi educatori formati e la ristrutturazione di classi e istituti. Attualmente, la metà delle classi ha 30 studenti per classe, ma il restante 50% può superare i 50 bambini in una classe. Per ridurre il numero, si stima che circa 100.000 nuovi insegnanti entrino nel sistema educativo, il che richiede formazione e finanziamenti su larga scala.
Un’altra sfida che il settore educativo sudafricano deve affrontare oggi è la qualità degli insegnanti. Oltre 5.000 degli attuali insegnanti non sono qualificati per la loro professione. Gli insegnanti non sono competitivi sul mercato del lavoro; hanno una scarsa comprensione dei programmi di studio e nessuna competenza pedagogica, il che porta gli studenti a diplomarsi senza le conoscenze necessarie.
Ciclo di analfabetismo
Infine, secondo il rapporto OCSE del 2019, il Sudafrica ha la più alta percentuale di persone di età compresa tra i 20 e i 24 anni nel settore NEET (né occupazione né istruzione). Il Sudafrica ha ottenuto un punteggio di quasi il 50% su questo criterio, il più alto tra tutti i Paesi esaminati dal rapporto dell’OCSE. Il rapporto 2021 del professor Khuluvhe parla della gravità del problema dell’analfabetismo, affermando che, nel 2019, il tasso di adulti analfabeti (di età superiore ai 20 anni) era del 12,1%, ovvero circa 4,4 milioni. Ciò equivale a una parte considerevole della popolazione che non ha raggiunto un livello di istruzione di 7° grado o superiore. L’analfabetismo comporta conseguenze di vasta portata per la popolazione, tra cui una prole non istruita e il mancato contributo alla società, danneggiando così l’economia del Paese. Il Sudafrica deve affrontare questo problema e ridurre il più possibile la percentuale di analfabetismo.
Ogni studente conta! Nel 2011, questo slogan fu il primo tentativo dei Paesi Bassi Caraibici ed Europei di raggiungere equità educativa e aumentare la qualità dell’educazione nelle isole di Bonnaire, San Eustasio e Saba. Nonostante la qualità e l’equità siano aumentate, i Paesi Bassi Caraibici devono ancora fare i conti con degli ostacoli educativi significative nel 2023. Questo articolo esplorerà i tre ostacoli principali: la cura per gli studenti con bisogni speciali, il multilinguismo, e gli effetti della povertà.
Questo articolo analizza le tre difficoltà per capire l’accessibilità e la qualità dell’educazione nei Paesi Bassi Caraibici. Ma prima, dobbiamo capire a pieno la struttura governativa delle isole e i loro legami con i Paesi Bassi Europei, in modo da capire le barriere da abbattere e i tentativi da compiere per affrontarle. Inoltre, verrà data particolare attenzione alle procedure legislative riguardanti l’educazione e ai programmi educativi così da evidenziare le giuste procedure e spiegare il contesto in cui le difficoltà attuali continuano.
I tentativi ad-hoc per risolver l’inuguaglianza educativa
Nel 1948 Bonnaire, San Eustasio e Saba divennero parte delle Antille Olandesi, uno stato separato del Regno dei Paesi Bassi. Esse divennero nuovi governi locali. Ogni stato è governato da un consiglio esecutivo, un consiglio dell’isola e il governo nazionale Olandese. Da allora, le isole sono spesso chiamate i Paesi Bassi Caraibici o le Isole BES. (1)
Il Ministro dell’educazione, della cultura e delle scienze olandese è responsabile per l’educazione. Le scuole sulle isole fanno parte del sistema educativo olandese e sono monitorate dall’ispettorato educativo olandese. (2) Il Ministero dell’Educazione, il consiglio dell’isola e altri interessati hanno cooperato negli scorsi 12 anni per tre creare programmi legislativi, i cosiddetti “Programmi Educativi”.
I Programmi Educativi affrontano il tema dell’equità educativa tra le due parti dei Paesi Bassi. L’idea di base è che non dovrebbe essere importante se il bambino cresce nei Paesi Bassi Europei o Caraibici; le opportunità educative dovrebbero essere le stesse. (3) I programmi affrontano contesti specifici delle isole, siccome ci sono numerose differenze culturali, storiche, d’identità, linguistiche e organizzative rispetto ai Paesi Bassi Europeo. (4)
I primi due programmi trattano di tutte e tre le isole all’interno di un unico programma. Durante la stesura del primo Programma per l’Istruzione (2011-2016), il livello di istruzione di molte scuole delle isole BES non soddisfaceva gli standard europei né quelli dell’Olanda Caraibica. (5) Nel 2016, la maggior parte delle scuole ha raggiunto gli standard di qualità base. Tuttavia, alcune aree richiedevano ancora miglioramenti, che sono stati affrontati nel secondo Programma (2017-2020). (6) La valutazione di questo Programma nel 2020 mostra che le sfide principali sono l’assistenza agli studenti con bisogni speciali e il multilinguismo. (7)
Il terzo Programma per l’Istruzione, che non è ancora stata pubblicata, affronterà queste sfide. (8) Inoltre, questo Programma affronterà le sfide di ciascuna isola separatamente, dimostrando un ulteriore impegno nella definizione di politiche specifiche per il contesto, che si spera migliori l’efficacia del terzo Programma per l’Istruzione.
Educational Challenge I: Assistenza agli studenti con bisogni speciali
La prima sfida da discutere è l’assistenza agli studenti con bisogni speciali. Il diritto all’istruzione per i bambini con bisogni speciali è un diritto umano. È sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dalla Convenzione dei Diritti dei Bambini e dalla Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità. Quest’ultima Convenzione è stata ratificata dei Paesi Bassi Europei, ma non si applica ai Paesi Bassi Caraibici.
Una dichiarazione dei Centro di Competenza Education Cara Saba del 2021 riassume l’importanza dell’assistenza a questi studenti: “Gli studenti hanno il diritto di sentirsi incluso in un ambiente sicuro e affidabile, con un clima pedagogico strutturato che sia tollerante e incoraggiante per lo sviluppo di tutti”. (9) Attualmente, i bambini con i bisogni speciali si trovano ancora ad affrontare situazioni in cui l’istruzione come i loro coetanei o che finiscono per abbandonarla. Alcuni bambini non hanno affatto accesso all’istruzione. I bambini con un maggiore bisogni di assistenza incontrano difficoltà. (10)
Un esempio di assistenza inadeguata è il caso di Arianny, una bambina di dieci anni di Bonaire. Nel 2022, la bambina non parlante è stata al centro delle cronache per l’impossibilità di frequentare l’istruzione a Bonaire. Arianny non aveva accesso. I membri del parlamento olandese chiesero all’allora ministro dell’Istruzione, Dennis Wiersma, domande sulla sua situazione e su quella generale di Bonaire. Il ministro rispose che tutti i bambini dovrebbero avere accesso all’istruzione e sono tenuti a frequentare la scuola, nonostante le situazioni specifiche. La situazione di Arianny e le ricerche in altri rapporti ci mostrano che questa non è ancora la realtà. (11)
Perché questi problemi continuano anche dopo le due Agende per l’istruzione?
L’assistenza agli studenti nelle isole BES non è paragonabile a quella dei Paesi Bassi europei. Sebbene entrambe sperimentino problemi simili, il centro di esperti di Saba osserva che la differenza principale deriva dalle dimensioni e dalla cultura scolastica, ad esempio la mancanza di consapevolezza delle diverse esigenze degli studenti. Questo vale anche per le altre isole: i bambini con bisogni speciali continuano a seguire lo stesso programma dei loro coetanei anche se hanno bisogno di cure aggiuntive. Inoltre, gli studenti con esigenze speciali sono relativamente più numerosi a Saba che nei Paesi Bassi europei. Le possibili spiegazioni sono la mancanza di pianificazione educativa, di differenziazione in classe e di insegnanti con esigenze educative speciali. (12) Inoltre, cause non legate alla scuola influiscono sulle capacità di apprendimento dei bambini, come la povertà e la violenza domestica. (13)
Questa continua mancanza di assistenza agli studenti con bisogni speciali richiede quindi un impegno supplementare. È necessaria una rinnovata attenzione a questo problema e politiche che lo affrontino, garantendo l’accesso all’istruzione per i bambini come Arianny. Le esigenze individuali devono essere prese in considerazione per ottimizzare l’esperienza di apprendimento di studenti già vulnerabili.
Educational Challenge II: Il Multilinguismo
A causa delle diverse lingue parlate su ogni isola, la lingua dell’istruzione è stata una questione spinosa. Le sfide incontrate sono state l’imperialismo linguistico, le difficoltà di apprendimento e la difficoltà di accesso all’istruzione terziaria in olandese.
A Bonaire, la maggior parte degli abitanti parla il papiamento come lingua madre. A Saba e St. Eustasius, una varietà locale di inglese caraibico ha il sopravvento. Nonostante ciò, l’olandese era l’unica lingua ufficialmente riconosciuta fino all’inizio del secolo e quindi l’istruzione era in olandese. (14) Oggi, il papiamento e l’inglese possono essere utilizzati entrambi nell’istruzione. Questo rappresenta la realtà delle isole e il rispetto per le lingue locali, il che lo rende uno sviluppo lodevole e un allontanamento dall’imperialismo linguistico.
Tuttavia, ciò comporta anche nuove sfide educative, soprattutto per quanto riguarda i risultati dell’apprendimento e la formazione continua. A Saba e St. Eustatius, la lingua di insegnamento è l’inglese. L’olandese viene insegnato come lingua straniera. (15) A Sant’Eustachio si è passati all’inglese come lingua d’insegnamento nell’istruzione secondaria nel 2014. L’olandese ha dimostrato di influire negativamente sui risultati dell’apprendimento e sull’atteggiamento nei confronti della lingua olandese. (16) Saba ha utilizzato l’inglese come lingua di insegnamento per un periodo più lungo. Tuttavia, l’insegnamento dell’olandese solo come lingua straniera ostacola l’accesso all’istruzione terziaria. Una bassa conoscenza dell’olandese significa che gli studenti di queste isole non possono accedere a (tutti) gli istituti di istruzione terziaria dei Paesi Bassi europei.https://brokenchalk.org/educational-challenges-in-the-caribean-netherlands/ (17) Questo è particolarmente problematico perché i Paesi Bassi caraibici non hanno università o università di scienze applicate, il che significa che gli abitanti devono spostarsi per perseguire l’istruzione terziaria. (18)
A Bonaire, l’istruzione inizia in Papiamento – la lingua madre della maggior parte degli studenti – per i primi due anni della scuola primaria. Dopo questi anni, la lingua di insegnamento diventa l’olandese. Questo comporta dei rischi, come ha dimostrato il caso di Sant’Eustazio prima del 2014. Inoltre, può ostacolare i risultati dell’apprendimento, poiché i bambini potrebbero avere difficoltà con l’olandese.https://brokenchalk.org/educational-challenges-in-the-caribean-netherlands/ (19)
Pertanto, il multilinguismo comporta sfide specifiche per gli studenti per quanto riguarda l’accesso all’istruzione superiore e i risultati di apprendimento. È stato difficile trovare un equilibrio tra l’olandese, il papiamento e l’inglese caraibico per affrontare queste sfide. È necessario sviluppare una politica linguistica globale per ogni isola, in cui le lingue native e l’olandese ottengano un posto equilibrato all’interno del sistema educativo.
Educational Challenge III: La Povertà
Questa terza sfida educativa va al di là delle agende educative, poiché si intreccia con la situazione generale delle isole BES: la vita sulle isole è diventata sempre più costosa, e gli stipendi e il sostegno del governo non sono sufficienti a permetterla.
Per questo motivo, nel 2021 i bambini delle isole BES hanno indicato la povertà come una delle maggiori sfide della loro vita. Da allora i livelli di povertà sono rimasti elevati: 11.000 persone vivono sotto la soglia di povertà nel 2023. Si tratta di un numero estremamente elevato, considerando che la popolazione totale delle isole è di 30.000 persone. (20) In confronto ai Paesi Bassi europei: 800.000 persone vivono in povertà su una popolazione di quasi 18 milioni. (21)
Cosa significano questi numeri per gli studenti caraibici?
Il rapporto tra l’Ombudsman olandese e l’Ombudsman dei bambini ci offre l’angosciante esempio di Shanice, una bambina di 11 anni di Bonaire. Sua madre è una badante single, che fa diversi lavori per rimanere a galla. È più spesso al lavoro che a casa. Shanice si prende cura dei suoi fratelli e sorelle più piccoli, si occupa della spesa e lava i piatti, invece di avere la possibilità di concentrarsi sugli studi. Va a scuola: le piace. Tuttavia, spesso si sente stressata a causa delle numerose responsabilità. Non riesce quindi a concentrarsi e a imparare. Allo stesso tempo, Shanice fa pressione su se stessa per imparare: vuole avere una vita diversa da quella di sua madre. (22)
Questo esempio mostra come la povertà dia ai bambini molte responsabilità e influisca negativamente sul loro apprendimento. Questo esempio non comprende tutti gli effetti negativi. Quando non si hanno abbastanza soldi, il cibo sano non è sempre una priorità, così come i libri di scuola o un buon posto per studiare. Le spese scolastiche extra potrebbero non essere pagate. Sia i genitori che i figli sono sottoposti a livelli di stress elevati, che possono portare i genitori a non essere disponibili (emotivamente) e i figli ad avere problemi di concentrazione. Tutto ciò influisce negativamente sui risultati scolastici dei bambini. (23)
Per affrontare il problema della povertà e i suoi effetti, è necessario un sostegno governativo per sollevare i bambini e i loro genitori dalla povertà. Tuttavia, le politiche governative sono una delle cause della povertà: il modello del costo della vita per l’isola BES presenta il costo della vita come più basso di quanto non sia. Le politiche vengono sviluppate sulla base di questo modello. Inoltre, questo è un argomento ricorrente per non aumentare il benessere sociale: garantire il benessere sociale demotiva le persone, che non lavoreranno più. (24) Quindi, le politiche hanno contribuito al problema della povertà.
Inoltre, gli abitanti delle isole BES non sempre hanno accesso alle stesse risorse di cui dispongono gli olandesi europei. Queste risorse sono tuttavia di grande importanza: Gli olandesi europei ne dipendono, ma gli olandesi dei Caraibi non possono nemmeno accedervi. (25) Ciò è possibile grazie allo status speciale delle isole. Il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale ha osservato nel 2021 che tali differenze tra i Paesi Bassi europei e i Paesi Bassi caraibici sono deplorevoli, che la discriminazione dovrebbe essere combattuta e che l’uguaglianza dovrebbe essere perseguita.
Il governo olandese ha preso provvedimenti. Per i Paesi Bassi caraibici entrerà in vigore una legge che garantisce la parità di trattamento di tutti i cittadini nei Paesi Bassi. (26) La data esatta, tuttavia, non è chiara. Inoltre, il modello del costo della vita sarà adeguato nel luglio 2024. A partire da quella data, gli abitanti dei Paesi Bassi caraibici potranno colmare il divario tra la sicurezza sociale e il costo della vita che esiste attualmente. Inoltre, il governo olandese intraprende altri sforzi per affrontare la povertà, ma l’Istituto olandese per i diritti umani li giudica insufficienti. (27)
Il governo olandese sembra assumersi sempre più la responsabilità degli alti livelli di povertà nei Paesi Bassi caraibici. Uno sviluppo necessario: nonostante dichiarazioni come “Ogni studente conta!”, il governo olandese ha discriminato i cittadini caraibici olandesi. Il trattamento sfavorevole che subiscono li pone in ritardo rispetto ai loro concittadini europei.
Conclusione
La qualità dell’istruzione è aumentata in modo significativo nelle isole di Bonaire, St. Eustatius e Saba. Sono stati compiuti grandi sforzi per adattare le politiche ai contesti locali delle isole, il che è essenziale per l’equità dell’istruzione tra i Paesi Bassi europei e caraibici. Questo è lodevole e si spera che continui con la terza Agenda per l’istruzione.
Tuttavia, persistono grandi sfide educative nelle isole. I benefici e l’accesso all’istruzione sono sotto pressione. Mentre il multilinguismo riguarda tutti gli studenti, la povertà e la mancanza di cure speciali colpiscono alcuni studenti in modo sproporzionato. Inoltre, il problema della povertà e la mancanza di cure speciali mostrano chiari segni di discriminazione, che dovrebbero essere condannati e fermati. Il caso delle isole di Bonaire, St. Eustatius e Saba indica quindi la necessità di politiche che affrontino la discriminazione e di un piano globale per migliorare ulteriormente l’istruzione.
Il presente articolo approfondisce i punti di forza, le debolezze e le sfide del sistema scolastico svizzero. Dapprima, viene fornita un’introduzione della struttura e del disegno istituzionale del sistema. Si procede in seguito ad analizzare il sistema attraverso le raccomandazioni dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e gli indicatori dell’OCSE che riguardano il paese. Descriviamo il percorso narrativo che verrà intrapreso affinché il lettore possa essere facilitato nella comprensione dell’articolo.
La Svizzera è uno stato federale plurilingue con un sistema scolastico decentrato. I 26 cantoni (stati) sono responsabili dello sviluppo educativo nei loro rispettivi territori. Mentre i cantoni sono responsabili dell’istruzione obbligatoria, il governo federale li supporta nella promozione dell’istruzione post-obbligatoria (scuole di orientamento generale e professionale, corsi di formazione, università). In linea con il principio di decentramento, i cantoni e i comuni finanziano il 90% della spesa pubblica per l’istruzione.
La Confederazione e i cantoni condividono l’obbligo di assicurare un sistema educativo di elevata qualità e accessibilità. Per adempiere a tale obbligo, la Svizzera ha adottato un sistema di monitoraggio complesso che identifica le sfide chiave e valuta i progressi nel raggiungimento degli obiettivi delle politiche pubbliche. Lo “Swiss Education Report”, che viene pubblicato ogni quattro anni, è uno dei risultati di tale processo di monitoraggio.
Nell’ istruzione obbligatoria, il 95% degli allievi frequenta una scuola pubblica nella propria città. Non esiste una libera scelta nella selezione dell’istituto per l’istruzione obbligatoria, l’ammissione dipende dall’ indirizzo di residenza della famiglia. L’ istruzione pubblica obbligatoria è gratuita. In molte zone, le scuole pubbliche sono utili a promuovere l’integrazione sociale tra alunni. Infatti, bambini provenienti da diversi contesti sociali, linguistici e culturali frequentano la stessa scuola.
Ogni cantone gestisce il programma scolastico e alcuni aspetti istituzionali e strutturali, come le ore settimanali di lezione attribuite alle materie e alle classi. Non esiste un programma scolastico nazionale. Tuttavia, la costituzione federale impone ai cantoni di coordinare e armonizzare i loro sistemi scolastici in quanto a struttura e obiettivi. Ad esempio, per l’istruzione obbligatoria, i cantoni hanno sviluppato ed introdotto programmi comuni su base linguistico-regionale. In base alla regione, la lingua di istruzione è il tedesco, il francese, l’italiano o il romancio. Tradizionalmente, l’apprendimento della lingua è molto importante in Svizzera. Gli studenti imparano una seconda lingua ufficiale del paese così come l’inglese durante gli anni di istruzione obbligatoria.
La Svizzera ha un sistema scolastico di orientamento professionale molto solido. Vengono offerti principalmente programmi professionali di livello secondario superiore, i quali combinano un apprendistato con uno o due giorni di lezioni a scuola, e programmi professionali di livello terziario.
La maggior parte dei giovani si iscrive alle scuole professionali dopo aver terminato l’istruzione obbligatoria. Ciò li aiuta ad avere un’esperienza solida e pratica di molte occupazioni lavorative (ci sono circa 230 professioni tra cui poter scegliere). Circa un terzo di coloro che hanno terminato il periodo di istruzione obbligatoria sceglie di continuare i propri studi iscrivendosi ad una scuola secondaria superiore di maturità o specializzata, in preparazione ad una futura iscrizione all’università.
I meccanismi dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani: UPR della Svizzera
L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) ha rimarcato che la Svizzera ha adottato molte misure al fine di irrobustire il diritto all’istruzione. Ciò nonostante, ha sottolineato che i minori richiedenti asilo e senza documenti hanno difficoltà ad ottenere l’accesso all’istruzione di livello secondario. L’ UNESCO ha raccomandato alla Svizzera di rafforzare le politiche pubbliche affinché i bambini di origine straniera godano di un’istruzione di qualità e i bambini richiedenti asilo e senza documenti possano accedere alle scuole, specialmente a quelle di livello secondario. Il Comitato sui diritti dell’infanzia ha fatto raccomandazioni simili. Il Comitato per l’eliminazione della discriminazione contro le donne ha invitato la Svizzera a promuovere maggiormente la diversificazione delle opportunità educative disponibili per tutti gli alunni, di ogni genere, e a rivedere il materiale scolastico a livello cantonale e municipale allo scopo di assicurare una prospettiva di genere nell’ insegnamento. Ha anche suggerito allo stato di elaborare nuove strategie per combattere gli stereotipi discriminatori e le barriere strutturali suscettibili di impedire alle giovani ragazze di progredire oltre l’istruzione secondaria e di scegliere percorsi di studio tradizionalmente intrapresi da uomini.
Il report “Education at a Glance 2021” e gli indicatori dell’OCSE
Pari opportunità per gli studenti a prescindere dai contesti socioeconomici di provenienza
Il Programma PISA (Programme for International Student Assessment) misura i traguardi scolastici degli studenti con diversi Status Economici, Sociali e Culturali (ESCS). Nel 2018, la percentuale di bambini appartenenti al quartile più basso ESCS che hanno ottenuto il livello 2 del PISA nella lettura era più bassa del 32 % rispetto a quella di coloro che appartenevano al quartile più alto ESCS. Questo divario educativo supera quello medio dell’OCSE, che si aggira intorno al 29 %.
Differenze così significative nei traguardi scolastici possono aggravare le diseguaglianze di reddito. In Svizzera, i dati del 2019 mostrano che il 30% degli adulti tra i 25 e i 64 anni di età che non hanno completato la scuola secondaria superiore, guadagna la metà o meno della metà del reddito mediano. Questa percentuale è maggiore della media OCSE del 27 %.
Diseguaglianze di genere nell’istruzione
In quasi tutti i paesi membri dell’OCSE e per tutti i livelli scolastici, le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni guadagnano meno dei loro colleghi di sesso maschile; i loro stipendi corrispondono in media al 76%-78% di quelli degli uomini. Questa percentuale varia di più all’interno dello stesso paese, a seconda del livello d’istruzione posseduto, piuttosto che tra paesi OCSE. Tra i vari gruppi distinti in base al traguardo scolastico, il divario di reddito maggiore tra uomini e donne dello stesso gruppo in Svizzera è riscontrato per le donne che non hanno una certificazione di scuola secondaria superiore. Infatti, queste donne guadagnano solamente il 77 % del reddito degli uomini che, allo stesso modo, non possiedono una certificazione di livello secondario superiore. Le donne che possiedono un titolo d’ istruzione secondario superiore o post-secondario ma non terziario guadagnano l’84 % degli stipendi degli uomini appartenenti al medesimo gruppo.
L’istruzione e l’immigrazione
In media per i paesi dell’OCSE, tra gli adulti che non possiedono un titolo secondario superiore, il 57% dei nativi ha un’occupazione lavorativa, rispetto al 61 % di coloro che sono nati all’estero. In linea con questa tendenza, in Svizzera, il tasso di occupazione per coloro che sono nati all’estero e che non hanno titolo di istruzione secondaria superiore era del 71 % nel 2020, più alto rispetto ai nativi (65 %).
Tra gli adulti con istruzione terziaria, il 92% dei nativi svizzeri e l’84% di coloro che sono nati all’estero hanno un’occupazione lavorativa. Coloro che sono nati all’estero e che sono giunti in Svizzera ad una giovane età hanno vissuto alcuni anni all’interno del sistema scolastico svizzero e ottenuto dei titoli riconosciuti a livello nazionale. Di conseguenza, i loro traguardi lavorativi sono generalmente migliori rispetto a coloro che sono giunti in Svizzera ad una maggiore età e che possedevano già titoli stranieri. In Svizzera, tra i nati all’estero con titolo terziario, il 90% di coloro giunti entro i 15 anni di età ha un lavoro, rispetto all’ 83 % di coloro che sono giunti dopo i 16 anni.
Conclusioni
Il governo svizzero dovrebbe rafforzare le proprie politiche pubbliche affinché i bambini di origine straniera godano del migliore livello di istruzione possibile e i bambini richiedenti asilo e senza documenti possano accedere all’istruzione, specialmente a quella secondaria; allo stesso modo, dovrebbe promuovere programmi e attività di sensibilizzazione contro la violenza, gli abusi e il bullismo nelle scuole.
Inoltre, è imperative incoraggiare una maggiore diversificazione delle scelte educative per ragazzi e ragazze, rivedere il materiale scolastico a livello cantonale e assicurare che un materiale scolastico basato su una prospettiva di genere sia disponibile in tutti i cantoni per tutte le comunità.
Riferimenti
Committee on the Rights of the Child. (2021, September 2). Concluding observations on the combined fourth to sixth periodic reports of Switzerland. Last researched on June 2022, from https://uhri.ohchr.org/en/search-human-rights-recommendations
Eurydice (2020). Swiss Educational System. Last Researched on June 2022, from https://eacea.ec.europa.eu/national-policies/eurydice/content/switzerland_en
Mentre riflettiamo su questo storico 29 novembre, che segna 76 anni dal piano di spartizione dell’ONU, il mondo deve restare unito in solidarietà con il popolo palestinese, riconoscendo il loro intrinseco diritto di resistere all’occupazione e di raggiungere l’autodeterminazione. In occasione della Giornata Internazionale della Solidarietà con il popolo palestinese, quest’ anno più che mai segnata dal dolore, Broken Chalk esorta e sostiene fortemente l’unione del popolo palestinese in uno stato sovrano e la risoluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese, che dura da più di 75 anni. Il 29 novembre 1947, le Nazioni Unite adottarono il piano di ripartizione, realizzando l’idea di uno stato ebraico e uno stato palestinese, con Gerusalemme costituita zona internazionale “corpus separatum.” Questa decisione pose le basi per la cosiddetta soluzione dei due stati, che si basa sui principi dell’ uguaglianza di diritti e dell’ autodeterminazione, così come sanciti dall’ Articolo 1(2) della Carta delle Nazioni Unite.1
Alla luce dei recenti avvenimenti, Broken Chalk condivide la posizione del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, secondo cui gli attacchi del 7 ottobre da parte di Hamas “non sono un fatto isolato” ma sono inseriti nella lotta per l’autodeterminazione che dura da 75 anni e nella resistenza all’ occupazione israeliana.2Dall’ attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, si contano più di 12 000 vittime civili nella Striscia di Gaza, di cui più di 5 000 sono bambini.3 “Gaza è diventata un cimitero per bambini”, afferma il Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres4
Broken Chalk ribadisce l’importanza di promuovere un dialogo politico bipartitico per giungere ad una soluzione duratura del conflitto israelo-palestinese. Nel riconoscere la necessità della soluzione dei due stati, sottolineiamo che il cammino verso un’autentica autodeterminazione per i palestinesi deve essere avviato dalla gente comune. Bisogna garantire piena autonomia alla società civile affinché possa dar vita e forma al proprio stato, senza imposizioni provenienti dall’esterno. Considerando le lunghe aspirazioni all’autodeterminazione palestinese, è evidente che un passo essenziale in avanti risiede nel riconoscere ai Palestinesi il diritto di costruire un modello di stato in modo indipendente, liberi da pressioni esterne imposte da Israele o dalla comunità internazionale.
In questo giorno, il 29 novembre, è imperativo ribadire con passione l’urgente necessità di mantenere l’impegno per una soluzione favorendo la coesistenza di due stati, promuovendo un ambiente in cui sia i Palestinesi che gli Israeliani prosperino con un’autonomia e sovranità incondizionate. L’unione tra i palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza non dovrebbe essere solamente considerata, ma deve essere riconosciuta come una soluzione duratura negli impegni programmatici di Israele e nella coscienza collettiva della comunità internazionale. La divisione esistente tra i palestinesi di questi due territori non solo ostacola la realizzazione dell’autodeterminazione palestinese, ma perpetua anche le sfide poste dagli insediamenti illegittimi in Cisgiordania e l’evidente stagnazione dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP).
Riconoscendo il diritto alla legittima difesa di Israele nei confronti di un’organizzazione terroristica totalmente intenzionata a smantellare lo stato ebraico, Broken Chalk evidenzia l’estrema importanza del costante rispetto del diritto internazionale, specialmente della proporzionalità nel rispondere alle minacce alla sicurezza5 ICondannando gli attacchi deplorevoli di Hamas, è cruciale sottolineare la discrepanza nell’ approccio di Israele. I metodi impiegati dalle Forze di Difesa Israeliane sembrano incoerenti con gli obiettivi prefissati, poiché l’allarmante rapporto di vittime rivela uno squilibrio evidente: per ogni civile israeliano perso, 10 palestinesi pagano con la propria vita6 Mentre navighiamo in questo complesso scenario, Broken Chalk supporta un approccio misurato e proporzionato, che rispetti i principi del diritto internazionale e che, allo stesso tempo, salvaguardi i diritti e le vite di tutti coloro interessati dal conflitto.
I recenti attacchi hanno inflitto un colpo significativo alle prospettive di una soluzione tra i due stati e delle inchieste indicano il trasferimento di palestinesi da Gaza verso il Sinai e l’ Egitto, durante le trattative.7È essenzialefare luce sulle sfide che Gaza si ritrova ad affrontare, dove il limitato controllo sul proprio territorio, sui confini e sull’economia ostacola la sua capacità di esercitare piena autonomia. Broken Chalk condanna il trasferimento dei palestinesi nella zona sud della Striscia di Gaza e chiede a tutte le parti coinvolte di dare priorità al rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale.8
Colpire le istituzioni scolastiche mina il diritto fondamentale e universale all’istruzione e ostacola le possibilità di un futuro radioso per i cittadini palestinesi. Dal momento che i bambini sono il futuro del nostro mondo, la comunità internazionale deve fare tutto il necessario per prevenire attacchi ai campi profughi e alle scuole, per prevenire l’ulteriore perdita di vite innocenti di uomini, donne e bambini. Ci auguriamo una collaborazione con altre ONG per avviare una raccolta fondi così da fornire pronto aiuto a tutti coloro che ne avessero bisogno a Gaza.
Nel dimostrare la nostra solidarietà ai cittadini palestinesi nella giornata di oggi, Broken Chalk chiede alla comunità internazionale di rinnovare il proprio impegno per una risoluzione imparziale e duratura che rispetti i diritti e le aspirazioni sia dei cittadini palestinesi che israeliani. Chiediamo un cessate il fuoco immediato e una revisione del piano di separazione delle Nazioni Unite, in cui entrambe le parti possano sostenere il loro diritto all’autodeterminazione.
Comunicato con il dovuto rispetto da Broken Chalk.
3 https://www.aljazeera.com/news/2023/11/18/israeli-air-strikes-kill-28-palestinians-in-southern-gaza#:~:text=Since October 7, more than,to about 2.3 million people.
Nel contesto di un mondo in cui una donna su tre ha subito violenza fisica o sessuale a livello globale, con il triste fatto che ogni ora cinque donne vengono uccise da un membro della propria famiglia, e dove le prove indicano che le molestie sessuali sono diffuse in maniera allarmante, diventa estremamente importante un’azione concreta della comunità globale. Broken Chalk riconosce l’urgente necessità di affrontare il diffuso problema della violenza di genere, che si riflette anche nei contesti educativi. Nelle scuole, le molestie sessuali e il bullismo psicologico sono una realtà largamente diffusa. Le ragazze sono ostacolate nel percorrere il loro cammino educativo a causa del matrimonio infantile, della violenza nelle loro case e durante il tragitto verso la scuola.
Esacerbata dagli effetti cumulativi della pandemia da COVID-19, dei cambiamenti climatici, delle crisi economiche e dell’instabilità politica, questa violenza ha un impatto diretto sull’istruzione delle donne, ostacolando la fruizione dei loro diritti umani. Il rischio di subire violenze scoraggia i genitori dal mandare le ragazze a scuola, specialmente in situazioni di conflitto, dove durante il percorso verso la scuola incorrono nel rischio di aggressioni e rapimenti. È stato dimostrato empiricamente che le vittime di abusi hanno tassi molto più elevati di abbandono scolastico e difficoltà di apprendimento. Ciò costituisce una seria minaccia per l’uguaglianza di genere e per l’emancipazione delle generazioni future di donne.
In questo scenario, è demoralizzante osservare che solo il 0.2% dell’Assistenza Ufficiale allo Sviluppo Globale è diretta alla prevenzione di violenza di genere. Perciò Broken Chalk riconosce che l’impatto della violenza contro le donne e ragazze (VAWG) è profondo e si estende oltre a danni fisici, influenzando le fondamenta stesse della società, ostacolando l’uguaglianza, lo sviluppo e la pace.
La violenza di genere (VAWG) ha un costo sulla società e sull’istruzione delle ragazze in particolare, perciò rimane una priorità educativa. In primo luogo, sono stati documentati gli effetti negativi sul rendimento scolastico e comportamentale dei bambini esposti a violenza domestica o intima. Infatti, l’UNICEF riporta come questo abbia un impatto negativo sulle competenze linguistiche e numeriche nei bambini tra i 5 e gli 8 anni. In secondo luogo, la violenza contro le donne costituisce uno dei motivi per cui le ragazze incontrano difficoltà nell’accesso all’istruzione: nel mondo, 129 milioni di ragazze non frequentano alcuna scuola. L’insicurezza personale a scuola o lo stigma sociale e la vergogna di aver subito violenza sessuale possono in parte spiegare questo fenomeno. Un’altra possibile spiegazione è la violenza psicologica e coercizione a cui sono soggette donne e ragazze, che ha come conseguenza il loro allontanamento dagli ambienti scolastici.
Broken Chalk riconosce inoltre l’ampia diffusione di molestie come forma di violenza contro le donne. Nell’Unione Europea, tra il 45 e il 55% delle donne hanno avuto esperienza di molestie sessuali dall’età di 15 anni. In Inghilterra e nel Galles, un’inchiesta del 2021 ha rivelato che il 92% delle studentesse ha confermato di aver subito insulti sessisti dai propri compagni di scuola, mentre il 61% ha segnalato di aver subito molestie sessuali dai compagni di scuola. La minaccia di subire violenze a scuola o durante il tragitto per raggiungerla può scoraggiare le ragazze dal partecipare all’istruzione superiore. In risposta a questo fenomeno, diversi paesi, tra cui il Ghana e l’India, hanno avviato programmi che forniscono biciclette alle ragazze, offrendo loro un mezzo di trasporto più sicuro per raggiungere la scuola.
Nonostante siano stati compiuti sforzi per eliminare la violenza contro le donne e le ragazze (VAWG), i fatti sopra indicati dimostrano che c’è ancora molto da fare. Broken Chalk crede che l’istruzione sia fondamentale per l’eliminazione della violenza di genere, poiché molte ricerche hanno dimostrato che è proprio nell’ambiente educativo che i bambini vengono esposti alla violenza e la imparano. Pertanto, l’istruzione è uno strumento potente che può essere utilizzato per modificare la cultura che insegna a delle giovani menti come comportarsi in modi violenti nei confronti di ragazze e donne, orientandola verso modalità più pacifiche e rispettose. Inoltre, l’istruzione può essere impiegata per insegnare alle ragazze a sensibilizzare sulla natura della violenza, qualcosa che molte ragazze potrebbero non comprendere appieno. In assenza di questo tipo d’educazione, la violenza contro le donne è diventata normalizzata a livello globale, il che porta spesso le vittime a non rendersi conto della violazione dei propri diritti. Questo contribuisce al fatto che quasi il 40% delle donne che subiscono violenze cerca assistenza o denuncia l’accaduto per ottenere giustiziaTop of Form.
Per questo motivo, Broken Chalk partecipa ai 16 Giorni contro la Violenza di Genere, una campagna annuale internazionale che inizia il 25 novembre, durante la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, e si conclude con la Giornata per i Diritti Umani il 10 dicembre. Il tema di quest’anno per la campagna è “UNIAMOCI! Investire per prevenire la violenza contro le donne e ragazze”, e Broken Chalk si unisce al movimento, sottolineando l’importanza di un investimento urgente per prevenire la violenza di genere (VAWG), con un particolare focus sull’istruzione. Inoltre, Broken Chalk sottolinea l’importanza di adottare una prospettiva intersezionale nell’eradicazione della violenza contro le donne. Questo significa comprendere le difficoltà aggiuntive e gli attacchi subiti da donne che sono anche soggette a razzismo e omofobia, sia negli ambienti educativi che nella loro vita quotidiana.Bottom of Form
Broken Chalk annuncia al pubblico con il dovuto rispetto.
Il 7 ottobre, Hamas ha lanciato un attacco sul territorio israeliano, durante un festival appena fuori le mura che circondano la Striscia di Gaza. Questo evento ha portato alla tragica perdita di oltre 250 vite di civili israeliani, con molti altri rapiti e tenuti in ostaggio in un territorio isolato. In risposta, Israele ha dato inizio a un conflitto su larga scala con Hamas, portando a bombardamenti su Gaza e a un completo assedio dei confini. Il conflitto ha avuto conseguenze devastanti, con una stima di 3.000 vittime palestinesi attribuite all’iniziale attacco di Hamas, assieme alla perdita di 1.300 vite di civili israeliani. Ciò ha scatenato una tragica crisi umanitaria per oltre 2 milioni di palestinesi nella città più densamente popolata del mondo.
Riflettendo sui costi umanitari, è straziante notare che più di 1.000 bambini sono morti a Gaza dall’inizio del conflitto, come stimato dal Ministero della Salute di Gaza. Dato che la metà dei 2,3 milioni di abitanti di Gaza ha meno di 18 anni, le Nazioni Unite e la comunità internazionale devono raddoppiare i loro sforzi per incoraggiare una immediata tregua e monitorare entrambe le parti nel rispetto delle regole del diritto internazionale. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha richiesto una immediata tregua umanitaria, dichiarando: “L’attacco di Hamas non può giustificare una punizione collettiva per la popolazione palestinese.”
I problemi nelle recenti discussioni in corso che coinvolgono gli Stati Uniti, l’Unione Europea, Israele e l’Egitto sono motivo di profonda preoccupazione. L’obiettivo primario di queste discussioni è di facilitare l’entrata di aiuti umanitari vitali dall’Egitto a Gaza, attraverso l’apertura del passaggio di Rafah; sfortunatamente, queste negoziazioni hanno incontrato ostacoli significativi, dal momento che Israele ha preso di mira il passaggio di Rafah con bombardamenti in quattro occasioni dall’inizio del conflitto il 7 ottobre.
Il 17 ottobre, una violenta esplosione ha scosso l’Al-Ahli Baptist Hospital a Gaza, dove medici e infermieri stavano assistendo i palestinesi feriti, tra cui donne e bambini, mentre altri cercavano ancora rifugio. Questo incidente è diventato il luogo del più alto bilancio delle vittime in un singolo evento dall’inizio del conflitto, con la perdita di 500 persone, come riportato dalle autorità sanitarie palestinesi. Entrambi i principali attori militari nel conflitto, Hamas e le Forze di Difesa Israeliane, affermano che l’altra parte sia responsabile dell’incidente.
Data la crisi umanitaria senza precedenti dovuta a questo conflitto, con quasi 2,2 milioni di palestinesi senza accesso a provviste come cibo, acqua, elettricità, Broken Chalk necessita di un’azione immediata per fermare le correnti estreme violazioni dei diritti umani, per portare stabilità nella regione e per tutta l’umanità. Chiediamo al governo israeliano e alla comunità internazionale di dichiarare urgentemente una tregua e permettere il passaggio di aiuti umanitari attraverso il valico di Rafah, fornendo assistenza a numerosi palestinesi sfollati e colpiti. Riteniamo che la comunità internazionale debba esercitare maggiore vigilanza sul governo israelita per assicurare il rispetto dei diritti umani. Israele deve urgentemente ritirare l’assedio di Gaza per permettere agli ospedali palestinesi di ricevere acqua, cibo, elettricità e carburante.
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